C’ERA UNA VOLTA A SAPPADA...

Gli abitanti di Sappada per molti secoli si trovarono isolati dal mondo, chiusi nella loro valle tenuti lontani da ogni progresso dall'assenza di strade, ostacolati nei loro rapporti con i vicini dal dialetto che nessuno comprendeva, e questo fece si che dovettero forzatamente rendersi autosufficienti.

La grande risorsa era data dagli animali, e dal fieno che veniva prodotti per nutrirli, che veniva falciato nei borghi del paese ma anche sui prati a ridosso delle montagne piu’ impervie ove spesso si lavorava per settimane per raccoglierne poche balle.

I lavori di campagna occupavano intensamente l'intera famiglia per tutta la durata della buona stagione. Si incominciavano a sistemare gli steccati attorno agli orti, a preparare le aiuole per la semina degli ortaggi. Appena liberi dalla neve venivano preparati i prati. Quindi si iniziavano i lavori sui campi erbosi: si concimava, si passava con il frangi-letame tirato dai buoi, si rastrellava per pulirli dai sassi, dagli sterpi e da ogni corpo estraneo.

Mentre l’erba cresceva si preparavano gli appezzamenti destinati alle semine: anche qui si concimava, si aprivano e si rovesciavano le zolle con l’aratro o con la vanga o con un tridente a zappa, si passava l’erpice  e si seminava....
Il latte veniva prodotto in quantità ed era l’elemento principale di sussistenza.
Una parte serviva per l'allattamento della prole delle vacche; una parte andava ad ingrassare i maiali, una terza entrava in casa per gli usi domestici ed il rimanente veniva usato nell'industria casearia locale.
In nessun cibo veniva impiegata la panna; veniva usata soltanto per fare il burro che non veniva mai consumato fresco. I pani di burro fatti in casa o ritirati dalla cascina venivano cucinati ed il ricavato veniva versato in appositi vasi di pietra dove si conservava buono per anni.
Il formaggio era fatto  in paese  o prodotto in malga. Veniva ordinato espressamente al casaro  quello destinato alla salamoia che piaceva tanto a tutti.
Il formaggio secco, unito al lardo, e messo a fuoco lento in una padella dava il Frico che era il companatico ideale da consumare con la polenta.
Una parte della ricotta (Schotte) veniva affumicata nelle forme solite o veniva ridotta nelle caratteristiche ricottine che si conservavano buone per lungo tempo.

Con il latte lasciato inacidire si formava la ricotta acida (Saurn-schotte) che veniva mescolata con sale, pepe, un'erba chiamata Perstrum che cresce negli orti del paese, per divenire un companatico assai ricercato anche oggi.
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